Le terramare erano circondate da imponenti e complesse opere difensive, evidenziate dagli scavi archeologici. Le fortificazioni potevano essere costituite da “gabbioni” di legno riempiti con il terreno di risulta dello scavo del fossato, come nella terramara di Castione dei Marchesi, vicino a Parma.
Più spesso, la difesa perimetrale consisteva in un riporto di terra sormontato da una palizzata di legno, come è attestato anche a Montale, dove gli scavi dell’Ottocento hanno messo in luce un terrapieno largo almeno 10 metri e alto circa 3-4 metri, a cui si aggiungeva l’altezza della palizzata.
Foto aerea della Terramara di La Braglia (RE). L’interruzione del terrapieno corrisponde all’ingresso del villaggio.
Non sappiamo se il terrapieno di Montale fosse stato costruito dopo il crollo di una preesistente cinta a “gabbioni”, di cui non è stata trovata traccia negli scavi. E’ comunque verosimile che dei contrafforti lignei fossero utilizzati almeno in coincidenza delle porte di accesso al villaggio con la duplice funzione di contenimento del terrapieno e di potenziamento della struttura difensiva.
Le porte di accesso delle terramare erano presumibilmente munite di torri di avvistamento e di difesa da dove gli arcieri potevano contenere gli attacchi dei nemici, come attestano esempi coevi di architettura in pietra dell’Italia peninsulare e dell’Europa centrale.
Coppa Nevigata (Puglia). Fortificazioni in pietra con torri in corrispondenza dell’accesso al villaggio.
Costruzione della porta di accesso al museo all’aperto di Montale realizzato dal VIAS (Vienna Institute for Archaelogical Science).
Il progetto di ricostruzione per l’accesso al Museo all’aperto della Terramara di Montale prevede una struttura composta da due coppie di “gabbioni” che fungono da torrette di difesa che contengono sui due lati il terrapieno, lasciando un passaggio centrale.